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LA PUBBLICITÀ... IN FUMO

La pubblicità delle sigarette è legale? E quando anche fosse vietata, come si possono considerare quegli escamotage che associano i nomi di famosi marchi del tabacco all' abbigliamento o ad importanti manifestazioni sportive? La legge in questi ultimi tempi si sta muovendo sia a livello nazionale che a livello Europeo, ma i passi in avanti verso una normativa chiara, definitiva ed omogenea trovano spesso impedimenti ed ostacoli.

Fumo.it ti accompagna in un viaggio attraverso norme e decreti, italiani e non, per fare chiarezza in questa Babele legislativa.


La pubblicità del tabacco in Italia

La prima legge che, in Italia, regolamenta la pubblicità delle sigarette risale al 1962: la legge 165 vieta ogni forma di pubblicità dei prodotti per fumatori su carta stampata, Tv, manifestazioni sportive, magliette o altro. Se da un certo punto di vista l'Italia può dirsi un precursore dei tempi, avendo introdotto questo limite legislativo già dai primi Anni '60, c'è da dire che nel nostro Paese i tabacchi sono monopolio di Stato e pertanto non soggetti a concorrenza. In questo contesto perde senso qualsiasi iniziativa di comunicazione pubblicitaria.

Alla legge 165, è seguito il Decreto Ministeriale 425 del 1991 che vieta la pubblicità televisiva delle sigarette e di qualunque altro prodotto del tabacco, anche se effettuata in maniera indiretta mediante nomi, marchi o simboli di aziende produttrici. Le ammende per i trasgressori variano dai 5 ai 50 milioni di lire.

Fin qui quanto dice la legge, ma cosa accade in realtà? Le multinazionali del tabacco non stanno di certo a guardare e fino ad ora hanno sempre trovato forme di pubblicità alternativa per non compromettere la loro visibilità. Spesso i marchi del tabacco sono associati a prodotti "neutrali" come l'abbigliamento e altrettanto di frequente sono sponsor di manifestazioni sportive che, data la copertura giornalistica che ricevono, fanno da cassa di risonanza anche per le società che le finanziano. Il rimando più immediato è quello alla Formula Uno, dove la italianissima Ferrari si avvale da anni della sponsorizzazione di una nota marca di tabacchi.

Per la verità la Legge Italiana si è già mossa: i marchi devono essere coperti o sostituiti in occasione delle manifestazioni più importanti. Ma il Gran Premio è una manifestazione mondiale e non sempre nei Paesi in cui si corre sono previsti gli stessi limiti legislativi. Pertanto in quelle occasioni i marchi compaiono sui nostri teleschermi un po' ovunque e le limitazioni perdono di senso.




La posizione dell'UE

Per quanto riguarda l'Europa, nell'aprile del 1989 la Commissione ha proposto una iniziale procedura per cominciare a disciplinare la pubblicità del tabacco. La Commissione si proponeva un'armonizzazione almeno parziale della legislazione degli Stati membri. Lo spazio pubblicitario su stampa e cartellonistica veniva sottoposto ad alcune restrizioni e fu proposto l'obbligo di riservare una parte dello stesso spazio pubblicitario a delle avvertenze non ambigue (le stesse che si trovano su tutti i packaging dei prodotti del tabacco).

Il passo successivo fu la risoluzione del 14 marzo 1990: il Parlamento votò a favore di un'estensione della precedente proposta a tutti i mezzi pubblicitari e alle manifestazioni sponsorizzate da società del tabacco. In buona sostanza, per il Parlamento qualunque forma di pubblicità concernente il fumo avrebbe dovuto essere vietata.

Purtroppo, però, nel dicembre del 1990 il Consiglio Salute non è riuscito a trovare la maggioranza adeguata per una proposta comune: la proposta è stata ritirata e sostituita da una più ambiziosa datata giugno 1991. La nuova proposta estendeva il divieto di pubblicità diretta e indiretta a tutti i prodotti del tabacco a partire dal 1° gennaio 2003 ad eccezione della pubblicità nei punti vendita purché non visibile dall'esterno. Non solo: i marchi commerciali del tabacco non potevano comparire nelle pubblicità degli altri prodotti e viceversa.

Si arriva così alla risoluzione dell'11 febbraio 1992 in cui il Parlamento ha sostenuto l'idea di un divieto totale della pubblicità dei prodotti del tabacco e appoggiato la proposta della Commissione, includendo la sponsorizzazione nella definizione della pubblicità. I distributori automatici non erano considerati punti vendita, quindi non potevano essere impiegati a scopo pubblicitario.

Ma solo nel febbraio 1998 la Commissione è giunta ad una posizione comune sull'argomento. In linea con il Parlamento si vietava qualunque forma di sponsorizzazione atta a promuovere i prodotti del tabacco. Venivano previste, però, alcune deroghe per l'attuazione della direttiva da parte di alcuni Stati membri.

Nella risoluzione del 13 febbraio 1998 il Parlamento appoggiava la posizione comune senza alcun emendamento.

Nell'ottobre del 2000, però, la Direttiva è stata considerata illegale dalla Corte di Giustizia Europea. La Corte Europea ha accolto il ricorso del governo tedesco e del gruppo di industriali del tabacco.

In occasione della Giornata Mondiale del Tabacco del 31 maggio dello scorso anno, l'Unione Europea, guidata all'epoca dalla Svezia, propose la bozza della Direttiva per mettere al bando la pubblicità delle sigarette in tutti i Paesi dell'Unione e la sponsorizzazione da parte delle società del tabacco di manifestazioni sportive, comprese quelle della Formula Uno.

Il divieto, che dovrebbe andare in vigore a partire dal 2004, ha lo scopo di rompere il rapporto tra pubblicità e consenso sociale al fumo e interesserà tutte le pubblicità su stampa e Televisione e le manifestazioni sportive che si svolgono all'interno dei Paesi dell'Unione.

Ma il dibattito è tutt'altro che esaurito. La discussione della Direttiva, prevista per il 18-19 novembre 2002 dal Parlamento riunito in Assemblea Plenaria vedeva già una bozza di controproposta da parte del Comitato degli Affari Legali. Secondo la SITAB (Società Italiana di Tabbacologia) gli emendamenti proposti dal Comitato non terrebbero conto del Comitato dell'Ambiente, di norma delegato a tutelare la salute dei cittadini europei e andrebbe unicamente a tutelare gli interessi delle Industrie del tabacco.

A completamento della propria iniziativa, la Commissione Europea ha proposto anche una raccomandazione che dovrebbe essere adottata dal Consiglio dei Ministri in riunione il prossimo 2-3 dicembre. La raccomandazione, però, a differenza della direttiva, non ha potere vincolante per i Paesi membri che non sono poi obbligati ad adeguare il contenuto delle loro Legislazioni nazionali. La raccomandazione riguarda l'auspicio affinché gli Stati membri adottino disposizioni legislative per evitare che bambini e adolescenti possano accedere ai prodotti del tabacco.

La nuova proposta vieta la pubblicità dei prodotti del tabacco attraverso stampa, radio e Internet (quella televisiva è vietata dal 1989) e la sponsorizzazione di manifestazioni aventi luogo nei Paesi membri da parte dei marchi del tabacco. La proposta è inevitabilmente parziale ma lo scopo di una limitata restrizione è solo quello di evitare un ulteriore blocco da parte della Corte di Giustizia.

Alla riunione plenaria il Parlamento Europeo ha approvato la Direttiva antitabacco. In effetti l'approvazione del progetto è solo in prima lettura e i tempi di attuazione potrebbero essere piuttosto lunghi, ma l'inasprimento della legislazione antifumo è inevitabile. Il Parlamento ha accolto tutte le limitazioni alla pubblicità su stampa, radio e Internet e alla sponsorizzazione delle manifestazioni sportive. La direttiva passa ora nelle mani del Consiglio dei Ministri e se non incontrerà ulteriori impedimenti dovrebbe entrare in vigore entro il 2005. Resta esclusa dai limiti legislativi la pubblicità indiretta che usa il nome di una marca del tabacco per promuovere altri prodotti. Per quanto riguarda la raccomandazione, per raggiungere giovani e giovanissimi, star della musica pop come Moby e Sophie Ellis Bextor saranno testimonial di un messaggio musicale contro il tabacco che sarà trasmesso da 38 reti europee.




La Convenzione Quadro di Ginevra
del 21 maggio 2003

Nella riunione di Ginevra, in occasione della 56a edizione dell'Assemblea Mondiale della Sanità, i Paesi membri dell'OMS hanno adottato all'unanimità il documento sul controllo del tabacco.

Il documento ha previsto che entro il 2004 dovranno sparire dai pacchetti scritte ingannevoli come mild, extramild e liht e l'etichettatura dovrà indicare anche la quantità di ossido di carbonio, oltre che di nicotina e condensato.

Dal prossimo autunno, inoltre, le scritte di avvertimento (provoca il cancro e nuoce gravemente alla salute) dovranno occupare il 30% della superficie del pacchetto.




Aprile 2006
Italia bacchettata sulla pubblicità del tabacco

In arrivo all'Italia una lettera di costituzione in mora per il mancato rispetto della direttiva 2003/33/Ce sulla pubblicità in favore dei prodotti del tabacco.
Insieme a Spagna, Repubblica Ceca e Ungheria, ora l'Italia ha due mesi di tempo per adeguare la normativa nazionale alla direttiva. In caso contrario la Commissione passerà alla seconda fase della procedura d'infrazione: il parere motivato.
In caso gli Stati non si uniformino alla direttiva saranno deferiti alla Corte di giustizia europea.

La direttiva doveva essere recepita entro il 31 luglio 2005 dagli Stati membri, che dovevano entro la stessa data anche comunicare le misure adottate alla Commissione. L'Italia, invece, non applica il divieto di sponsorizzazione agli eventi che si svolgono esclusivamente sul territorio italiano. Tuttavia, nel rispetto della direttiva, il divieto si deve applicare a tutti gli eventi con implicazioni transfrontaliere (ad esempio agli eventi trasmessi in altri Stati membri tramite tv o via Internet).

«La direttiva sulla pubblicità dei prodotti del tabacco - spiega Markos Kyprianou, commissario Salute e protezione dei lavoratori - è una delle colonne portanti della lotta contro il tabagismo e invito gli Stati membri ad applicarla in modo adeguato. Se si smette di rendere il tabacco interessante attraverso la pubblicità e le sponsorizzazioni sarà possibile ridurre il numero dei fumatori o delle persone che sono indotte a diventarlo».

Fonte: Il sole24ore



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