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Educazionali
Il fumo e l'apparato respiratorio
Un interessante approfondimento sugli effetti del fumo per rispondere alle domande dei tuoi pazienti.

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Fumo e apparato respiratorio

Epidemiologia Effetti generali Patologie
Fumo Passivo Fumo e gravidanza Test

  1. Cos'è il fumo passivo
  2. Valutazione dell'inquinamento da fumo passivo
  3. Effetti Acuti (da esposizione acuta)
  4. Effetti respiratori cronici (da esposizione cronica) nei bambini
  5. Effetti respiratori cronici (da esposizione cronica) negli adulti

    Bibliografia
 Cos'è il fumo passivo

Possiamo definire "fumo passivo" come "il respirare in presenza di fumo veicolato dall'aria"; tra i sinonimi possiamo citare "fumo di seconda mano", "fumo ambiente", "fumo dei genitori", "fumo involontario", e "fumo di tabacco dell'ambiente (ETS, Environment Tobacco Smoking)".

L'ETS (useremo per brevità questa sigla) è costituito da due quote:
  • il fumo cosiddetto "indiretto" (sidestream) che si genera dalla combustione della sigaretta tra una tirata (puff) e l'altra e si libera direttamente nell'ambiente; circa l'85-90% del fumo ambiente è costituito da questa quota indiretta;
  • il fumo "diretto" o "centrale"(mainstream) che è quello inspirato ed espirato dal fumatore.

Le due quote si equivalgono dal punto di vista qualitativo ma differiscono sostanzialmente per quanto concerne la quantità assoluta e relativa dei costituenti. Le nitrosamine, ad esempio, cancerogeni chimici, sono presenti nel fumo indiretto in concentrazioni nettamente superiori rispetto al fumo centrale, e così pure la nicotina, l'ammoniaca e il monossido di carbonio. (Brunneman et al., 1978; Rylander et al., 1984)
Se a ciò si aggiungono le conoscenze sulla tossicologia di alcuni di questi composti, risulta motivata la notevole attenzione che, nel corso degli ultimi anni, è stata posta nei confronti delle possibili conseguenze sulla salute umana dell'esposizione involontaria (passiva) all'ETS. La tabella sottolinea l'altissima potenzialità tossica, mutagena, cancerogena e genotossica in genere propria di molte sostanze presenti nel fumo diretto e, soprattutto, nell'ETS.

TABELLA: Attività biologica di alcuni composti presenti nell'ETS. Modificata da Hoffman et al. (1986)

Parte gassosa  
acetaldeide CiT
acetone CiT
acido cianidrico CiT, T
ammoniaca T
benzene CU, CA, CT, MINT+ SCE-
acroleina CiT, ST+
acrinolitrile CA
formaldeide CA, MDR+, NEU+, ST+
nitropopano CA
nitrosonorcoltinina CA
nitrosodimetilamina CA, CT, L5+, MNT+-, NEU+, SCE+, ST, V79+
idrazina CA, ST+
uretano CA

Parte corpuscolata  
nicotina T
catrame totale T, CU
cotecolo CoC
fenolo PT
benzo(a)antracene CA, CT+, ST+, V79
benzo(a)pirene CA, CT+, MDR+, MNT+, SCE+, ST+, V79+
cloruro di vinile CU
2-nafilamina CU
4-aminobifenile CU
5-metilcrisene CA

T: tossico, CoC: cocancerogeno, PT: promotore di tumori, CA: cancerogeno animale, CU: cancerogeno umano, CT: testi di trasformazione cellulare, ST: test Salmonella, V79: test di mutazione dell'Hamster cinese, MNT: test di micronuclei, SCA: sister chromatide exchange, MDR: test di riprazione del DNA in cellule di mammifero, NEU: test con neurospora, L5: test del linfoma sul topo, CiT: ciliotossico.


 Valutazione dell'inquinamento da fumo passivo

Il concetto di "fumo passivo" è ben chiaro; nella pratica corrente rimane poco definita la qualità e la quantità dell'inquinamento. Questo dipende da numerosi fattori:

  • il numero dei fumatori
  • il numero delle sigarette fumate
  • il tipo di sigaretta
ma anche:
  • volumetria dell'ambiente
  • ventilazione
  • tempi di ricambio aereo

Non c'è, del resto, allo stato attuale, uno standard univoco per valutare il grado di inquinamento ambientale da fumo di sigaretta. Per quel che concerne l'inquinamento domestico una discreta valutazione si può basare su:

  • numero di fumatori in casa
  • tempo trascorso in casa dal soggetto esposto
  • numero di stanze che compongono la casa.

Da questi indici si possono trarre utili informazioni che vengono utilizzate anche negli studi epidemiologici e per valutare gli effetti nocivi.

 Effetti Acuti (da esposizione acuta)

Tra gli effetti acuti dell'ETS il più comune è senz'altro il fastidio o disturbo (annoyance) percepito dal non fumatore; (National Research Council, 1986) tale disturbo può manifestarsi attraverso:

  • irritazione agli occhi e al naso
  • starnuti
  • fastidio alla gola
  • il senso di soffocamento accompagnato da sibili
  • tosse
  • raucedine

Muramatsu (1983) ha riportato la media dell'incidenza di forti e fortissime irritazioni oculari dopo un'esposizione di 40-60 minuti alI'ETS; l'autore ha riportato un livello rispettivamente di 1,3 e 2,7 mg/m3 di CO come livello critico, superato il quale le irritazioni oculari crescono di intensità in misura lineare; inoltre ha individuato in questo range di concentrazioni il livello proponibile per la definizione dei limiti di accettabilità dello ETS in ambienti confinati; tale proposta potrebbe riguardare solamente gli individui adulti in salute e solo rispetto al loro "benessere" del momento.

Alcuni soggetti esposti accusano inoltre
  • disturbi vaghi allo stomaco
  • vertigini
  • mal di testa che possono durare anche 24 ore.

Vi è comunque un'ampia variabilità individuale nella risposta alI'esposizione acuta dell'ETS: alcune categorie di malati cronici, come i bronchitici egli asmatici, o individui sani ma sensibili come gli allergici e in particolar modo i bambini, evidenziano, dopo esposizione acuta all'ETS, aggravamenti della patologia preesistente o alterazioni transitorie della funzione polmonare.

 Effetti respiratori cronici (da esposizione cronica) nei bambini

Si può cercare di raccogliere in gruppi omogenei i principali effetti sia acuti che cronici dovuti ad esposizione cronica al fumo dei genitori, tenendo conto non solo degli studi ormai classici sull'argomento ma anche quelli più recenti, spesso basati su nuove e più sofisticate tecniche di rilevamento del danno; molti di questi studi, peraltro, necessitano ancora di ulteriori conferme.

I risultati sono:
 Effetti respiratori cronici (da esposizione cronica) negli adulti

Risalgono agli studi epidemiologici condotti negli anni '80, le osservazioni, peraltro complesse e difficili per i vari fattori confondenti, riguardanti i danni cronici da fumo passivo nell'adulto.

  • White e Froeb (1980), in una popolazione di 2.100 soggetti di mezza età, non fumatori esposti, abitanti in S.Diego (CA, USA), hanno evidenziato una progressiva riduzione del FEF 25- 75 ma con livelli maggiori dei non fumatori, e con risultati equivalenti fra maschi e femmine.
  • In un 'altro tipo di studio Kaufmall (1983), in Francia, su una popolazione di 7.800 soggetti adulti abitanti in sette città, ha evidenziato sia negli uomini che nelle donne con più di 40 anni che i non fumatori con coniuge fumatore presentano un FEF 25- 75 inferiore rispetto ai soggetti con coniuge non fumatore.
  • Per contro, Comstock et al (1981) non hanno rilevato danni funzionali in non fumatori esposti.

Già nel 1993, l'EPA (Environmental Protection Agency) concludeva genericamente che l'esposizione al fumo passivo può determinare piccoli danni funzionali ed un incremento nei sintomi respiratori.
I sintomi respiratori negli esposti al fumo passivo sarebbero sostanzialmente simili a quelli che vengono descritti per i fumatori cosiddetti leggeri (< 10 sigarette/die): (Camilli et al., 1987)

  • Catarro
  • Tosse
  • Dispnea da sforzo
  • Bronchite cronica

Alcuni dei più recenti studi epidemiologici, infine, confermano una stretta correlazione fra il fumo passivo ed i sintomi respiratori cronici. Sono principalmente gli studi di Robbins et al. condotti su 3.814 avventisti negli USA che presentano un aumentato rischio di bronchite cronica ed asma, rispetto ai non esposti con un RR (Rischio Relativo) pari ad 1,71 ed 1,89, rispettivamente.
Dayal et al. (1994) in USA riscontrano, in 219 casi di BPCO, l'aumentato rischio quando i fumatori in casa superano le 20 sigarette/die; Pope e Xu (1993), in Cina, su 972 donne di 29-40 anni, lavoratrici in ambiente tessile, rilevano un significativo incremento di tosse e catarro quando vi sono due o più fumatori in casa o fanno uso di carbone per la cucina. Infine, in Svizzera Leuenberger (1994) su 4.197 soggetti di 8 regioni trova asma, bronchite cronica e dispnea da sforzo dose-dipendenti ed a più alto e significativo rischio quando esposti sul lavoro più che a casa.



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