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IMPATTO AMBIENTALE DEL FUMO DI TABACCO
Pensaci,
spegnere la sigaretta
potrebbe essere più utile di quello che credi...
Fumare, non solo accorcia l'aspettativa di vita, ma alimenta un mercato che provoca gravi danni all'ambiente, aumenta la povertà e lo sfruttamento nei paesi meno sviluppati.
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"Tabacco e Ambiente"
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Avresti mai immaginato che nel 1999 in Inghilterra le sigarette hanno causato circa 5200 incendi provocando centinaia di morti? Lo sai che a causa delle sigarette aumenta il degrado dell'ambiente? Nel mondo ogni anno sono sacrificati 2.5 milioni di ettari di foresta per produrre e seccare il tabacco!
Uno studio recente dell'OMS ha concluso che nei Paesi in via di sviluppo circa il 5% del disboscamento generale è dovuto alla coltura del tabacco.
Così il Malawi (Africa) ha già distrutto un terzo delle sue foreste, mentre la Tanzania abbatte il 12% dei suoi alberi ogni anno per la produzione del tabacco.
Questa deforestazione accelera la distruzione del suolo, porta alla desertificazione, mette a rischio oltre 2 milioni di specie animali, mette in crisi intere comunità locali, che vivono e lavorano in queste zone.
Sai che nelle coltivazioni di tabacco vengono effettuate in soli 3 mesi ben 16 applicazioni tra pesticidi, fertilizzanti e antiparassitari?
Queste sostanze sono altamente tossiche!
Il loro uso provoca:
- L'avvelenamento dei suoli, delle acque, degli animali.
- Intossicazioni acute nell'uomo nelle aree in cui i pesticidi vengono usati più frequentemente.
- Aumentano le nascite di neonati con malformazioni...
Queste sostanze, inoltre, uccidono gli insetti che si cibano di larve di zanzare responsabili della diffusione della malaria, provocando un riacutizzarsi di questa malattia.
Lo sai che i governi e le multinazionali del tabacco sfruttano i Paesi in via di sviluppo per aumentare le proprie vendite?
Pensa che subito dopo la II° guerra mondiale gli Stati Uniti, all'interno del programma "Cibo per la Pace", esportarono non solo prodotti alimentari e bevande, ma anche pacchetti di sigarette.
Durante gli anni '80, il Governo degli Stati Uniti ha persino minacciato di imporre delle sanzioni commerciali a Giappone, Taiwan, Sud Corea e Thailandia se non avessero accettato di aprire il loro mercato alle sigarette americane (R. McKerrow, "Going up in smoke". New Statesman and Society, 20/5/1992).
Lo sai che il 75% di chi fuma tabacco si trova tra la popolazione dei paesi in via di sviluppo?
La scarsa regolamentazione della pubblicità in questi paesi (Africa, Cina, Brasile, paesi dell'est…) ha consentito con estrema facilità alle industrie multinazionali del tabacco di pubblicizzare le sigarette con numerose campagne sofisticate e di grande effetto.
Le multinazionali, inoltre, vendono i pacchetti di sigaretta senza le avvertenze dei rischi per la salute, come invece avviene qui da noi in occidente.
Questa pressione pubblicitaria influenza gli stili di vita di queste popolazioni: le famiglie, infatti, spendono circa il 4-5% del loro reddito familiare nell'acquistare le sigarette anziché alimenti o altri beni di prima necessità.
In Bulgaria, le famiglie con basso reddito e con la presenza di almeno un fumatore, spendono circa il 10,4% del loro reddito per acquistare sigarette, mentre in Cina i fumatori spendono il 17% del loro reddito familiare.
Pensa, se in Bangladesh, dove la gente vive con 1 euro al giorno, due terzi dei soldi spesi per le sigarette fosse speso invece per il cibo, si potrebbero salvare più di 10 milioni di persone dalla malnutrizione!
Lo sai che quando fumi incrementi il lavoro minorile nei Paesi sottosviluppati?
L'UNICEF stima che nel mondo circa 211 milioni di bambini e bambine sotto i 14 anni invece di andare a scuola, giocare, avere tempo per riposare, lavorano! Lavorano nei campi, nelle discariche, sulla strada, ovunque vi sia l' opportunità di guadagnare qualcosa per aiutare la famiglia.
Anche se è impossibile conoscere con precisione quanti bambini lavorano nelle piantagioni del tabacco, si stima che in alcuni dei principali paesi coltivatori (Argentina, Brasile, Cina, India, Indonesia, Malawi e Zimbabwe) le percentuali più elevate di lavoro minorile si collochino proprio nelle industrie del tabacco.
Si stima che addirittura il 72% dei bambini si occupi a tempo pieno o a tempo parziale della lavorazione del tabacco.
In Malawi per esempio migliaia di coltivatori di tabacco, tra cui moltissimi bambini, sono stati ridotti alla condizione di schiavitù dai loro padroni, che decidono ogni aspetto della loro vita. Maltrattamento, sfruttamento e oppressione sono all'ordine del giorno.
In India circa 44 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni lavorano in condizioni di quasi schiavitù, spesso "affittati" dai loro stessi genitori a imprese industriali o mediatori che ne sfruttano il lavoro fino al limite delle possibilità.
Molti di loro lavorano nelle fabbriche che producono "bidi", la tipica sigaretta indiana che viene preparata a mano, una a una: arrotolata, riempita di tabacco, chiusa, annodata. Dalle testimonianze dei bambini "sfruttati" si viene a conoscenza dei massacranti turni a cui vengono sottoposti:
almeno 18 ore al giorno di lavoro in ambienti estremamente pericolosi e a continuo contatto con sostanze nocive.
Tali condizioni non solo compromettono la loro salute (aumentano la probabilità di malattie, ferite, ustioni, avvelenamento da nicotina, malnutrizione) ma a volte sono talmente pericolose da mettere a rischio la loro vita.
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A disposizione il download in formato .pdf dei volantini pubblicati in occasione della "Giornata Nazionale senza Tabacco".
Questo articolo è stato tratto da materiale concesso da UOS No smoking Group a cui puoi rivolgerti se vuoi smettere di fumare o ricevere maggiori informazioni.
UOS No smoking Group
Dipartimento delle Dipendenze,
via Germania 20, 37136 Verona
Tel. 045/951422 - 045/6138740 Fax 045/ 8622239

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